Il centro destra si perde per le riforme non fatte

Quando suona la sveglia, è opportuno non girarsi dall’altra parte. Le elezioni milanesi testimoniano tutta l’insoddisfazione di una città amica del centrodestra, per la sua evidente incapacità di produrre risultati politici minimamente collimanti con le promesse. Letizia Moratti non è stata un sindaco memorabile, ma ha portato una croce non sua. di Alberto Mingardi, economista Ogni ora sarà pubblicato un intervento fogliante e non sulla batosta del Cav. e sul suo bisogno di rilegittimarsi o invocare l’onore delle armi. Leggi tutti gli interventi
16 AGO 20
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Rino Formica ha scritto, con la consueta lucidità, che i socialisti sono saliti come schiavi ai remi sulla nave berlusconiana, arrivando fino al ponte di comando perché “erano i più bravi”. Lo stesso, in generale, si può dire di figure che avevano partecipato, sia pure in posizione defilata, alla Prima repubblica. L’apporto di queste persone è stato anche un “metodo” politico: l’idea che l’Italia sia un paese poco uso agli scossoni, che preferisce i cambiamenti graduali. Questo metodo aveva funzionato perfettamente per costruire lo stato clientelar-burocratico-assistenziale che è l’eredità storica del pentapartito. Non poteva servire a cambiarlo. L’esperienza degli altri paesi ci dice che, ovunque si facciano le riforme, si fanno tutte assieme. Le resistenze corporative esistono dappertutto. E’ vero che un programma ambizioso le può coalizzare: ma è anche vero che se si investe su un’idea di paese, se si mira a creare più ricchezza per tutti, la voce dei conservatori si smorza, anziché apparire quella di un gruppo sociale ingiustamente preso di mira.
Paradossalmente, non si poteva abolire l’articolo 18 senza abbassare le tasse, né riformare la magistratura senza smantellare gli ordini professionali. Non si poteva, non è accaduto. E’ mancata una classe politica che forzasse la mano al capo, spiegandogli che il rischio implicito in qualsiasi cambiamento – il rischio di perdere consenso – meritava di essere corso. Dovendo passare per la ghigliottina, meglio dopo la rivoluzione, come Robespierre, che prima, come Maria Antonietta.
di Alberto Mingardi, economista
Ogni ora sarà pubblicato un intervento fogliante e non sulla batosta del Cav. e sul suo bisogno di rilegittimarsi o invocare l’onore delle armi.